Primi Applausi

Teatro e Animazione in Movimento

Come e quando è nata la Primi Applausi?

“C’ero una volta io, neanche tanto tempo fa…” che un giorno mi aggiravo per una scuola in attesa di essere ricevuta dal direttore. Durante l’attesa ero proprio lì, seduta su una scomoda poltrona rossa pronta a promuovere la vendita di corsi di informatica, quando la mia attenzione fu rapita da un gruppo di bambini che canticchiava e ballava in fondo ad uno dei tanti corridoi di quella immensa scuola.

 

Non avevo visto niente di particolare, nulla di diverso dal solito e allora che cos’era quell’illuminazione, quell’andare avanti e indietro come se stessi cercando qualcosa, cosa significava quel “senso d’urgenza”?

 

Non capivo! All’improvviso la mia mente fu tempestata di idee. A quel tempo ero una giovane, non facevo certo parte degli “addetti al lavoro” né tanto meno sapevo nulla di teoria o di didattica del teatro, ma ricordo molto bene il coinvolgimento emotivo che quell’immagine mi aveva suscitato. Era una situazione paradossale: sembrava che per me in quella normale mattina di aprile, il fato mi avesse riservato una gran sorpresa; passai ore e ore di travaglio emotivo senza venirne a capo.

 

La soluzione giunse la sera stessa nella forma di una precisa volontà: volevo fare teatro; dovevo dimettermi dall’azienda per la quale lavoravo; attraverso una applicazione di studio intensa e radicale volevo concretizzare quelle immagini e sensazioni provate in un impegno di totale dedizione al lavoro della teatralità insieme e per i bambini.

 

Non saprei dire oggi quale energia, al di là della forza di quel primo impulso, abbia reso possibile realizzarlo. E’ certo che da quell’anno ho cominciato a proporre e a svolgere laboratori nelle scuole. Tra i tanti ricordi delle mie esperienze non credo di conservarne di più preziosi delle ore trascorse in mezzo a quei bambini, con i nostri giochi improvvisati, le emozioni strette in quei canovacci, le paure sotto i riflettori, i costumi luccicanti e i leggeri trucchi.

In questi anni ho incontrato centinaia di bambini, genitori, insegnanti, compagni di lavoro. Tanti piccoli esseri umani coinvolti, spesso inconsapevolmente, in un’avventura che li vede protagonisti insieme alla scuola e al teatro.

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Come mai la scuola ha spalancato le porte al teatro? Perché il teatro a scuola?

 

Partendo dai benefici che il bambino può trarre svolgendo un’attività teatrale a scuola, si sono esaminati i punti di forza dell’esperienza teatrale, analizzando obiettivi, finalità, contesti e tenendo conto dei destinatari. L’attenzione è caduta più volte sul forte apporto che il gioco dà al teatro, su come quest’ultimo stimoli l’immaginazione, la fantasia, la creatività; su come il gioco del “fare finta” risponda a un naturale bisogno di creatività e su come il teatro rappresenti la “grammatica” che permette di liberare e sviluppare la “fantasia”.

 

Non sono mancate direttive e protocolli d’intesa, tra i più importanti cito:
– il protocollo d’intesa relativo all’Educazione al teatro (6 settembre 1995) tra Ministero della Pubblica Istruzione e Dipartimento dello spettacolo;
– la direttiva n.365 del Ministero della Pubblica Istruzione per l’educazione ai linguaggi artistici e audovisivi (12 giugno 1997);
– il protocollo d’intesa sulle attività di teatro della scuola e sull’educazione alla visione (marzo 2007) tra Ministero della Pubblica Istruzione e il Ministero per i beni e le attività culturali con L’Ente Teatrale Italiano e Agita (Associazione per la Promozione e la Ricerca della Cultura Teatrale nella Scuola e nel Sociale).

 

Ma soprattutto è aumentata la consapevolezza che ogni esperienza teatrale innalza la qualità espressiva dei giovani perché ogni attività teatrale all’interno di un gruppo stimola al confronto con gli altri, aiuta a condividere paure e sentimenti, migliora l’ascolto, aiuta a verificare le proprie capacità di adattamento, rafforza la comprensione e l’accettazione di sé, aiuta a condividere stati emotivi, sviluppa i processi di comunicazione, aiuta a scoprire o confermare le proprie risorse personali, stimola la capacità cognitiva attraverso la comprensione del testo teatrale e la memorizzazione, arricchisce il linguaggio attraverso la recitazione, stimola la creatività, sviluppa empatia.

``Può esistere il teatro senza spettatori? Ce ne vuole almeno uno perché si possa parlare di spettacolo``

Cos’è il teatro per te?

 

Permettetemi di rispondere a tale domanda mediante le parole del regista teatrale italiano, Eugenio Barba, figura di spicco del teatro mondiale contemporaneo.
“Il teatro può esistere anche senza costumi e scenografie? Sì.
Può esistere senza musica che commenti lo svolgersi dell’azione? Sì.
Può esistere senza effetti di luce? Certamente.
E senza testo? Sì; la storia del teatro ce lo conferma: nell’evoluzione dell’arte teatrale, il testo è stato uno degli ultimi elementi ad essere introdotti. Se poniamo su di un palcoscenico alcune persone, con uno scenario stabilito da loro di comune accordo, e li lasciano recitare a soggetto, come nella Commedia dell’Arte, la rappresentazione che ne risulterà sarà ugualmente buona anche se le parole non saranno pronunziate chiaramente ma solo biascicate.
Ma il teatro può esistere senza attori? Non conosco esempi del genere. Si potrebbe ricordare il teatro delle marionette. Ma anche lì, abbiamo, dietro le quinte, un attore, anche se di tutt’altro genere.
Può esistere il teatro senza spettatori? Ce ne vuole almeno uno perché si possa parlare di spettacolo. Possiamo perciò definire il teatro come “ciò che avviene tra lo spettatore e l’attore”. tutto il resto è supplementare – forse necessario, ma supplementare.”

 

E per i bambini invece?

 

E’ la costruzione di una scenografia, è l’immaginarsi un’altro personaggio, è volare su di un bastone, è trasformare un oggetto in qualcos’altro; e ancora, è divertimento, trasformazione, fantasia ,ma innanzitutto è fare qualcosa per qualcuno che li sta a guardare.

 

Perché spesso la parola teatro è associata alla parola empatia?

Il teatro, e in particolare modo il gioco-dramma, sviluppa quella che viene comunemente chiamata “capacità empatica”. L’empatia, a mio avviso è una dote insita nel teatro.

Se posso giocare diverse personalità, e riesco a giocarle tutte, dalla principessa al lupo, dal buono al cattivo, dal ricco al povero, mi abituo a comprendere, conoscere quel personaggio. Nel teatro il bambino non avverte più un “limite”, perché non è più lui, ma è un altro, e in quella situazione “creata” per lui e per i suoi compagni, egli si sente uguale agli altri. Attraverso il teatro il bambino si immedesima nel personaggio, nell’azione e nella reazione di quel personaggio.

 

ROSSELLA AMORUSO

Primi Applausi

Primi Applausi è Teatro e Animazione in movimento. Propone corsi di teatro per i più esperti e principianti realizzando spettacoli con attori adulti e bambini. Allo stesso tempo lo staff di animazione cura feste di compleanno e campi scuola.

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